La scuola altoatesina fa la differenza | Was können Südtirols Schulen?
Come vogliamo gestire la diversità linguistica nella scuola? Se ne è parlato alla rassegna “Una lingua, molte lingue” all’Accademia di Merano
Il mese di ottobre si è aperto all’insegna della partecipazione e dello scambio tra scuola, ricerca e comunità civile. Una grande affluenza ha infatti caratterizzato i due eventi della serie “Una lingua – molte lingue. La scuola altoatesina fa la differenza | Eine Sprache – viele Sprachen. Was können Südtirols Schulen?”, che ha avuto luogo il 1° e l’8 ottobre presso l’Accademia di Merano.
La rassegna è frutto di una collaborazione tra Accademia di Merano, Eurac Research, Centri Linguistici della Provincia autonoma di Bolzano, Libera Università di Bolzano e l’Euregio Platform on Human Dignity and Human Rights. Gli eventi nascono per coinvolgere la popolazione in una riflessione collettiva su un tema molto sentito, soprattutto nelle istituzioni educative di lingua tedesca: le sfide che la diversità linguistica pone nelle scuole altoatesine, dalle scuole dell’infanzia alle scuole di secondo grado, e se – e come – essa possa trasformarsi in ricchezza, capace di promuovere equità educativa per tutte e tutti.
Gli eventi hanno visto una sala gremita di insegnanti, responsabili dei servizi educativi, personale delle scuole dell‘infanzia e per l’integrazione, alcuni dirigenti scolastici e anche qualche genitore. La prima serata è iniziata con una carrellata di esempi di iniziative pedagogiche e di ricerca che già valorizzano e sostengono la diversità linguistica sul nostro territorio. La seconda ha presentato invece alcuni esempi internazionali di governance e politiche linguistiche (i Paesi Baschi spagnoli, la provincia slovena di Prekmurje e la Valle d’Aosta), per stimolare una riflessione corale su quali spunti possano essere utili per il contesto locale alla luce dei meccanismi di protezione delle minoranze vigenti in Alto Adige in campo educativo. Attraverso il formato dei world cafés – un metodo basato sulla condivisione informale di esperienze e percezioni in piccoli gruppi – le persone partecipanti hanno poi discusso le sfide esistenti, condividendo esempi di pratiche inclusive e proponendo soluzioni per la realtà locale.
Tra le molte riflessioni raccolte ai tavoli di lavoro, emerge l’importanza dell’ascolto e delle relazioni efficaci tra scuola, famiglia, associazioni e la società allargata. È stata anche sottolineata la necessità di rimuovere alcune barriere che caratterizzano parte della discussione politica e mediatica, ad esempio comunicando con più incisività come l’inclusione di lingue come l’albanese, l’arabo o l’urdu, non rappresenti una minaccia per le lingue storiche del territorio, bensì una risorsa per un migliore apprendimento a scuola e la promozione di apertura e rispetto nell’intera comunità educante. È inoltre importante promuovere la consapevolezza che le disuguaglianze non nascono sempre e solo da una reale o presunta mancanza di competenze linguistiche, ma anche da differenze di classe e accesso alle risorse, spesso rinforzate da pratiche stigmatizzanti da parte di individui, media e anche istituzioni. Importantissima, per le persone partecipanti, è la formazione del corpo docente per una efficace gestione della diversità linguistica. Questo dovrebbe avvenire in percorsi universitari congiunti, senza divisioni cioè in gruppi linguistici, nonché attraverso una formazione alla differenziazione delle strategie, dei contenuti e delle attività, in modo da valorizzare le differenze di ciascuno.
Si è discusso inoltre di eventuali sviluppi a livello politico e amministrativo e a livello della società, con la consapevolezza che il contesto storico altoatesino continua ad influenzare l’approccio alla lingua e alle politiche linguistiche e educative, così come il significato di tutela e/o promozione di lingue minoritarie in contesti sempre più diversificati. Nelle due serate si è quindi anche riflettuto sulla proposta e la necessità o meno di istituire una “terza via altoatesina”, un modello scolastico aggiuntivo plurilingue in cui le lingue di scolarizzazione abbiano ugual peso, e tutte le altre lingue vengano valorizzate, tenendo anche conto delle diverse realtà e bisogni presenti sul territorio e dell’importanza di legami emotivi con la lingua al fine di un efficace apprendimento. Non va comunque dimenticato che la scuola non può essere ridotta solo alla questione linguistica: la scuola è un luogo in cui si sviluppano competenze trasversali, comprese quelle fondamentali per il vivere insieme. È questo che ci deve spingere a cercare soluzioni eque e valorizzanti per tutte e tutti.
L’incontro si è concluso con la volontà di continuare una riflessione corale sulle politiche linguistiche e le pratiche educative del nostro territorio. Il team organizzatore si rende quindi disponibile a raccogliere proposte per pianificare ulteriori momenti di scambio in tutto l’Alto Adige, con il coinvolgimento di coloro che sono interessati al tema. Contatto: info@adsit.org
